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TURPE STATO - Sony Labou Tansi

  • 15 x 21 cm, 160 pp. - 14,00 Euro - ISBN 88-95364-04-9
  • Titolo originale L'Etat honteux - Prima edizione 1981 - Úd. Du Seuil
  • Traduzione dal francese di Irene Stelli e Egi Volterrani
  • A cura di Egi Volterrani
  • Prefazione di Egi Volterrani
  • Copertina e grafica di Enrico Pagani
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Il carnevalesco come forma di resistenza alla cultura ufficiale, modo di espressione che illustra la prospettiva popolare nella misura in cui permette a tutto ciˇ che era represso di esprimersi liberamente, Ŕ ampiamente utilizzato da S. L. Tansi in "Turpe Stato".

A partire dall'ernia, che affligge il sovrano e lo dota al tempo stesso di un formidabile organo sessuale da sbandierare all'occasione, o da impugnare come uno scettro per somministrare castighi e ordinare guerre, la desacralizzazione del potere Ŕ il filo conduttore di questa satira impietosa, di questa scrittura della crudeltÓ che non ha l'ambizione di riflettere la violenza del mondo ma di entrare in contatto violento col mondo, mettendo a nudo il re con tutte le sue oscenitÓ e idiozie.

L'autore de "La Vie et demi" denuncia di nuovo l'arbitrio e la stupiditÓ che imperano in certi stati africani.

La satira non si ferma davanti a niente. Sony Labou Tansi gioca al massacro con una totale e accesa ferocia.

incipit

Questa Ŕ la storia del colonnello Martillimi Lopez figlio di MammÓ Nazionale, venuto al mondo tenendosi l'ernia con la mano e partito dal mondo sempre tenendosela, Lopez nazionale, fratello cadetto del tenente-colonnello Gasparde Mansi ah! povero Gasparde Mansi, comandante in capo all'Esercito, ex-presidente a vita, ex-fondatore dell'Unione per la democrazia, ex-comandante in capo della LibertÓ dei popoli, Gasparde Mansi, buonanima ahimÚ, come Lopez di mammÓ, venuto al mondo tenendosela, andato via dal mondo nella stessa sudicia maniera, che disgrazia.

Dal villaggio di MammÓ Nazionale lo scortammo fino alla capitale dove non era mai stato prima, mai in tutta la vita. Ce lo portammo tra canti e spari a salve dei cannoni, tra gli evviva e gli strilli; lui cantava l'inno nazionale, seduto in groppa a Moupartanka, il suo cavallo bianco. PerchÚ il bianco Ŕ il simbolo della franchezza e lui franco era, come vedremo in seguito, fratelli miei e cari compatrioti. Dietro di lui, fieramente, galoppava Oupataka nazionale, mio fratello, dello stesso padre ma non della stessa madre, sullo stesso cavallo di mammÓ che rischia di cadere se la lasciate sola su quella bestia. Alla sinistra c'era Carvanso, alla destra Vauban. Il popolo andava a piedi. Eravamo tutti certi che niente da fare: stavolta avremmo avuto davvero un buon presidente. Portavamo la sua batteria da cucina, le vecchie reti da pesca, le roncole, gli ami, il pollame, le settantuno pecore, i quindici conigli, il vaso da notte, la sella all'inglese, tre casse di senape Benedicta, undici levrieri arabi, la lanterna, la bicicletta, quindici annaffiatoi, tre materassi, l'archibugio, le stuoie... e quando nostro fratello Carvanso gli fece: "Non datevi tanta pena signor Presidente", lui rispose: "Non mi fido mica, non soppporterei che si dicesse in giro che ho sottratto dei soldi al mio popolo". Ci mostr˛ i bei denti da padre della nazione in un sorriso magnanimo.