copertina

GARÇON MANQUE - Nina Bouraoui

  • 15 x 21 cm, 160 pp. - 14,00 Euro - ISBN 88-95364-02-5
  • Titolo originale Garçon manqué - Prima edizione 1998 - Stock
  • Traduzione dal francese di Egi Volterrani con Irene Stelli e Anna Campagna
  • A cura di Egi Volterrani
  • Prefazione di Federica Cane e Egi Volterrani
  • Copertina e grafica di Enrico Pagani
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foto

Romanzo autobiografico in cui Nina Bouraoui racconta l'infanzia vissuta a Algeri alla fine del 1970, tra tuffi spericolati, fughe nel deserto, il primo amore, i giochi in famiglia, e poi i soggiorni estivi in Bretagna nella casa dei nonni materni: Garçon manqué è il racconto della conquista dell'identità attraverso i dubbi, le separazioni, le incertezze, i sogni dell'adolescenza e della pubertà.
Nina è figlia di una francese e di un algerino, che si sono sposati per amore, in Francia malgrado l'opposizione delle loro famiglie.
Nina è nata a Rennes ma è cresciuta a Algeri. In Algeria è vista come una Francese, detestata. Non ha la pelle degli Arabi, non è araba, non porta vestiti arabi. Ma l'Algeria è la sua patria malgrado tutto. Suo padre è uno degli uomini più importanti del paese. Viaggia molto e torna con valigie piene di regali. Sua madre è spesso sola, cagionevole, a disagio. La famiglia abita una grande casa, ma la loro vita in Algeria è triste e pericolosa.
Nina e sua sorella vanno a passare l'estate dai nonni a Rennes, in Francia. Anche loro abitano in una grande casa, il nonno fa il dentista e guadagna bene. Ma in Francia Nina è Africana, Algerina... anche questo non è il suo paese. La sua disperazione aumenta...
Il testo costituisce una sorta di introduzione a una lunga introspezione della scrittrice ricompensata dal Premio Renaudot 2005 per il suo ultimo romanzo-confessione: Mes mauvaises pensées.

incipit

Corro sulla spiaggia di Chenoua. Corro con il mio amico, Amin. Corro lungo le onde cariche di schiuma, di esplosioni bianche. Corro con il mare che sale e scende sotto le rovine romane. Corro nella luce d'inverno ancora calda. Cado sulla sabbia. Sento il mare che arriva. Sento le navi lasciare l'Africa. Mi do alla sabbia, al cielo e al vento. Sono in Algeria. La Francia è lontana dietro le onde grandi e pericolose. È invisibile e supposta. Cado con Amin. Gli tengo la mano. Siamo soli e stranieri. La mamma lo aspetta dentro la macchina bianca. Ha freddo. Non scende. Resta al riparo delle onde, del vento, della nostalgia delle rovine romane. Aspetta la fine della corsa. Amin potrebbe essere mio fratello.

Alcuni uomini sorgono dalle dune. Sono in quattro e hanno fretta. Camminano spediti verso il mare. Un appuntamento. Fanno ampi gesti. Parlano in arabo. Le loro voci attraversano la spiaggia. Sono con le onde. Sono con il vento. È un'espropriazione. Passano vicino ai nostri corpi. Non si fermano. Tendono la mano verso l'orizzonte. Capisco solo una parola el bahr, el bahr, el bahr*, magia ripetuta.

Conoscono la Francia? Aspettano la prossima nave? Conoscono l'eternità del mare?

Lasciano la spiaggia senza accorgersi di noi. Noi non esistiamo. Mi rimetto a correre. Rido. Sono più contenta di Amin. Il mare mi porta. Si prende tutto. Mi ossessiona. Viene prima del sogno della Francia. Prima del viaggio. Prima della paura.

Gli occhi di Amin sono tristi. Qui non siamo niente. Madre francese. Padre algerino. Solo i nostri corpi uniscono le terre contrapposte.

La mia vita algerina è irrequieta. Corro, mi tuffo, attraverso rapidamente. La strada è vietata. Via d'Isly, via Didouche-Mourad, via Dienot, il Telemy. La strada è dietro il vetro della macchina. È sbarrata, irreale e popolata di ragazzini. La strada è un sogno. La mia vita algerina pulsa fuori città. È al mare, nel deserto, sotto le montagne di Atlante. Là, finalmente, mi annullo. Divento un corpo senza immagine, senza lingua, senza nazionalità. Questa vita è selvaggia. Non ha voce né faccia. Sono agitata. Dormo male. Mangio poco. Amin ricalca la mia follia. Corriamo insieme, sempre più veloce. Scappiamo.

Ci divoriamo.

Esco lontano da Algeri. Vado verso il silenzio. Torno modificata. Divento sensibile. Resto nella mia stanza. Parlo da sola, a lungo. Conservo un segreto. Provengo da un'unione molto rara. Sono la Francia, con l'Algeria.

Mi proteggono dalla strada, dalle voci, dai gesti e dagli sguardi. Sono fragile, dicono. Mi escludono. Amin resta con me. Sempre. Lui mantiene il segreto. Lui è il segreto. Con la sua pelle, i suoi occhi, il suo accento.


* il mare, il mare, il mare. N.d.A.