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REGINA POKU - Véronique Tadjo

  • 15 x 21 cm, 96 pp. - 12,00 Euro - ISBN 88-95364-01-8
  • Titolo originale Reine Pokou - Prima edizione 1976 - Actes Sud
  • Traduzione dal francese di Liliana Bottero
  • Prefazione di Federica Cane
  • Copertina e grafica di Enrico Pagani
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La leggenda della regina Pokou che sacrifica il figlio gettandolo nel fiume Comoé per salvare il suo popolo, conosciuta da tutti i ragazzi della Costa d'Avorio, viene rivisitata da V. Tadjo. L'autrice scatena la sua immaginazione per ritrovare il senso di questa epopea mitica nella molteplicità dei suoi significati. Chi è davvero la regina Pokou che generazioni dopo generazioni continua a sopravvivere? Qual è la storia che si profila dietro il mito?

"La leggenda di Abraha Pokou mi è stata raccontata per la prima volta quando avevo circa dieci anni. Mi ricordo che la storia di questa donna che sacrifica il figlio per salvare il suo popolo aveva colpito la mia immaginazione di ragazzina di Abidjan. Mi figuravo Pokou come una Madonna nera. In seguito, al liceo, la violenza e la guerra fecero irruzione nella nostra vita, rendendo bruscamente il futuro incerto. Pokou mi apparve allora sotto un aspetto ben più funesto, quella di una regina assetata di potere..."

incipit

Nel potente regno ashanti, in un giorno di harmattan vento aliseo che soffia dall'Est sul Sahara e sull'Africa occidentale, Abraha Poku nacque a Kumasi, la capitale. L'aria era secca, carica di polvere e il palazzo era avvolto dalla nebbia. Era la nipote del grande re Osei Tutu, il cui invincibile esercito aveva come emblema le cavallette, quegli insetti dalle lunghe zampe che attaccano a migliaia, d'un sol colpo, e distruggono tutto ciò che si trova sul loro passaggio.

Qualche mese dopo la sua nascita, la bimba fu adagiata su una stuoia nel cortile di casa, mentre sua madre cucinava e ognuno era intento alle sue occupazioni quotidiane. Improvvisamente, mentre dormiva tranquillamente all'ombra del bel mango centenario, un gran colpo di vento provocò un turbine di polvere che la svegliò e la fece piangere. Sorpresa, la madre prese la bambina in braccio e andò a rifugiarsi nelle sue stanze. Ma quando tornò a posare gli occhi sulla figlia, constatò, spaventata e incredula, che i suoi capelli erano cresciuti come la gramigna ed erano diventati spessi e folti come un campo di granturco selvatico.

Con il cuore in gola, i genitori di Poku andarono a consultare uno dei migliori indovini del regno. Questi esaminò la bimba con la massima attenzione. A più riprese passò le dita nella sua fitta capigliatura. L'angoscia s'infiltrava nel silenzio.

Finalmente il vecchio restituì la piccina dopo aver dichiarato che era promessa a un grande destino. Sì, si sarebbe distinta dagli altri, sicuramente per il suo sangue reale, ma soprattutto perché era stata scelta dagli spiriti del clan. La sua straordinaria capigliatura ne era la prova.

L'uomo aggiunse nondimeno: «Vedo il dolore e la gloria. Molto dolore nella gloria».

La principessa crebbe circondata da premure, coccolata da tutti.

Era libera di saltellare nelle radure, di fare il bagno nei fiumi e di dar la caccia con la fionda alle lucertole o ai piccoli scoiattoli del deserto. Non esitava a sfidare i maschietti nella corsa e nel nuoto.

Partecipava anche ai giochi delle bambine della sua età che gravitavano intorno alle loro mamme nella corte reale.

Gli anni passarono, la piccola divenne una ragazzina slanciata, il suo seno si arrotondò. Presto sarebbe cominciata la sua educazione di futura moglie e madre. Le veniva spesso affidata la custodia di un bambino che lei portava dietro la schiena.

La nonna di Abraha Poku, ava riverita, s'incaricò personalmente di insegnarle la genealogia della famiglia e le imprese eroiche dei suoi illustri membri. A ogni loro incontro, ricordava alla sua allieva che il Trono d'oro era sceso dal cielo per venire a posarsi sulle ginocchia di suo zio, Osei Tutu, designandolo così un monarca divino.

«Osei Tutu regna su tutto il regno. Regna sugli alberi, gli animali e gli uomini. Siamo tutti ai suoi ordini. Può camminare sulle nostre teste, se lo desidera, con la stessa naturalezza con cui noi camminiamo sulla terra».

Se il re sta bene,
regna la prosperità.
Se il re balla,
l'allegria pervade tutti i cuori.
Se il re smette di mangiare,
viene la carestia.
Se il re posa il piede nudo per terra,
accade una catastrofe.
Se i lampi guizzano sul suo capo,
è perché si prepara una guerra,
una guerra terribile.

Tuttavia l'ava metteva in guardia la sua giovane allieva:
«Bambina mia, osserva bene la natura al cadere della notte. Senti come sospira dopo gli eccessi del sole. L'oscurità porta il raccoglimento. La luce dell'oro ci abbaglia. Non lasciarti mai trasportare dalla cupidigia».