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DA LA MECCA A QUI - al-Sadiq al-Nayhum

  • 15 x 21 cm, 160 pp. - 12,00 Euro - ISBN 88-95364-00-1
  • Titolo originale Min makkah ila huna - Prima edizione 1970 - A puntate sul giornale al-Haqiqa (La Realtà)
  • Traduzione dall'arabo di Elvira Diana e Marco Galiero
  • A cura di Isabella Camera d'Afflitto e di Egi Volterrani
  • Presentazione di Egi Volterrani
  • Nota sul romanzo di Elvira Diana
  • Copertina e grafica di Enrico Pagani
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Min Makkah ila huna, uscito per la prima volta a puntate nel 1970 sul giornale libico "al-Haqiqa" (La Realtà), rappresenta uno spaccato di vita nella Libia sotto l'occupazione italiana. La vicenda si svolge a Susa (antico porto di mare a circa 270 km da Bengazi) e vede come protagonista principale, ma non unico, Mas'ud, un pescatore di tartarughe marine. Egli viene ostacolato in mille modi nella sua attività dal faqih (dotto religioso) del paese, che considera le tartarughe creature sacre. Sin dalle prime pagine, Mas'ud appare doppiamente vittima: dei suoi connazionali, in quanto nero, degl italiani, perché libico.

Ogni personaggio del romanzo racchiude in sé un simbolo: il faqih è l'emblema di una distorta interpretazione della religione e della strumentalizzazione della stessa per i propri interessi; le tartarughe, invece, indicano l'arretratezza e l'ignoranza che minano il cammino di progresso della Libia. La presenza italiana è rappresentata da un fattore siciliano claudicante, emblema della zoppa civiltà occidentale che si appoggia esclusivamente sulla materia, negando i bisogni dello spirito. Anche il titolo è profondamente simbolico: esso allude alla presenza di Dio che non va ricercata solo alla Mecca (luogo sacro per tutti i musulmani), bensì nel cuore di ogni uomo, come indica l'avverbio "qui" (huna).

incipit

Quando nel villaggio dei pescatori all'estremità del golfo di Susa aprì le sue sale il ristorante italiano, non ci andò nessuno degli abitanti eccetto Mas'ud al-Tabbal, il negro, del quale si diceva che mangiasse carne di maiale.

Poco prima di sera, arrivò con i remi in spalla e, dopo averli appoggiati al muro accanto a sé, ordinò una bottiglia di vino e due fette di carne che si ficcò nella borsa di pelle, mentre la donna che gestiva il ristorante lo osservava con curiosità, da dietro il bancone del bar.

Il ristorante aveva già ricevuto alcuni avventori che erano arrivati con le loro carrozze dalla strada principale, ma erano andati via tutti all'ora della preghiera pomeridiana per assistere alla accoglienza del nuovo governatore della città di Bengasi.

Nel locale rimase solo il colono italiano che aveva una gamba di legno e che sragionava per il pessimo vino bevuto. Quello cominciò a braccare l apadrona del ristorante per convincerla a seguirlo nella sua fattoria, quando, casualmente, si voltò e vide il negro inginocchiato accanto alla sua borsa di pelle, scrollò le spalle e disse a voce alta:
- Susa è il paese dei negri. Te l'avevo detto, Cristo Gesù! Ti ho detto che era meglio per noi rimanere a Roma, ma tu non miuto... Certo, non hai potuto credere a un vecchio contadino zoppo come me, ma guarda tu stessa adesso... Questo è un negro tutt'intero con un teschio nella borsa!